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Renato Giorgi 2013

Premio Renato Giorgi 2013, sezione “Cantiere”: menzione della giuria.

Poesie scelte da “Chi mi disse donna”, pubblicate sulla rivista n. 57 de “Le Voci della Luna”.

 

 

Muta

Questa casa nuova
è solo un guscio a dondolo
sotto il culo di un’enorme gallina.
Ma io son dentro
– scherzetto di natura –
a far solletico per liberarmi.
Ne venissi fuori, anche solo da falena
per battere dello stesso sbaglio
un nuovo lume paziente.
Ne venissi fuori, svuoterei la gola!
Ma tutto attorno è piuma e tace
perché nulla ha da dire
e io col tutto
muta.

 

 

Tenda

Ho fatto un corpo tondo di uovo sodo
per non curarmi il male in testa
tutta tenuta in una poltrona
finta di pelle e pensieri
nel cantuccio messa
come un vecchio pugile.
Gobba e devota così alla poca luce
chiesa è la mia casa
se le mie dita con arpeggio di rosario
giocano il cotone in pugno.
Passa luce di qui
luce che sgarza l’ombra
il poco che voglio per vedere tutto
ciò che c’è nel vero
e serena pettinare anche i sogni.

 

 

Sauvignon

C’è una complice rotondità
gialla d’invidia e piscio felino
nelle bolle che di testa loro
vanno volando in un flop a bucare
l’orlo come pure tutta me ora, scalza
appesa alla ragnatela-sofà
nella stanza che rotola.
All’angolo scordato ho impilato altri libri
e di lì sopra il bicchiere ammicca pieno.
È passato un anno liscio e curvo
come questa palla soffiata
per il mio naso e la mia bocca
con lo squaglio d’oro dentro.
Il solido è solo sulla pancia che carezzo.
Ricordo così che ho fatto e così
una scelta sono stata.
Poco altro mi curo in giro
(Il tappeto è del gatto)
poco d’altro penso
(il lavoro è in un cassetto)
poco sono in questo tempo se
il passato è qui nel vetro che in mano reggo
e cinquanta metri quadri riflessi sanno
di prepotente privée baccanale.
Sussurratemi piedi caprini ancora
d’essere io. Nuova.

 

 

Stallo

Io sono un calamaio troppo secco
per il pennino-falce
che miete un precoce non più
pennino-corvo
che gracchia il papiro dell’avrei voluto.
Nel pugno è una zappa scrocchia-rughe
sul volto è un pentagramma
una fuga tra fughe di zolle
assetate lentamente.
Perché io terra senza grasso
strozzo il seme.
E si stiracchierà non ancora
più capocchia di gemma dalle dita
più verde filo dolce di papilla
più grano raggiato negli occhi
stretti ora su di me stesa
per trovarmi un poco
e riprovare il verso.
Che sia sonno-maggese di ritorno
in me come ieri
china su carta
o solo punta rotta e non più domani.

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