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Quattro

Sono tutta intagliata in me stessa.
Dentro. In quattro piccole me stessa
bamboline fatte a fagiolo e lacca
primaria per quelle poche pupille.

Una eretta lavora a goniometro
acuta-ottusa, ma sempre precisa.
Una si spettina coi polpastrelli
timidi e ne gode, priva d’appretto.

Una fa del suo cubico essere
familiare un solo dado rullato.
Una – la lucciola – è ciò che coccolo
corpo tondo in palmo, il mio gheriglio.

Lei è ragione su carta a quadretti
l’altra è venticello salvifico.
Lei è geometria matriarcale
l’altra quasi giù dal ventre m’è figlia.

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