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Laura Liberale – Sari (poesie per la figlia)

 

A Laura Liberale  devo molto.
Prima di lei non mi sarei mai detta capace di fare con le parole bamboline di carta o aquiloni; cose leggere da abbandonare all’aria o da inzuppare nella pioggia, se serve.

La poesia di Laura, ovviamente, per me va oltre il suo insegnamento personale.
L’insegnamento a tutto tondo viene dal suono e dal significato.
Le sue parole scivolano con garbo nell’orecchio, si appoggiano dapprima e infine si fissano solide.

Quello di Laura è un sussurro che fa radici.

In “Sari (poesie per la figlia)” (Ed. D’if, 2010) Laura si offre al lettore, donna e madre: l’altalena grande-piccola tra forza e paura, il crescere vegliando la crescita.
Laura si fa contemporaneamente vetro trasparente, oltre cui godere la scena familiare, e specchio che riflette l’essere di noi tutti: figli-genitori.

 

 

Scaccia l’ape che a te troppo s’avvicina
questa tua ammaccata madre
(una robetta, soltanto un lieve trasalire).
Ma tu non sai, non puoi sapere e non lo devi
quali sciami dentro e la battaglia
per dilatare la distanza fra la tua culla e il nulla.

 

*

 

Preparandoci in cucina la boule dell’acqua calda
(con te attaccata alle ginocchia)
indovineresti mai che tutta chiamo Dio
che tutta sto chiedendo di sentirlo?
È in come stringono la gomma le mie mani.
A strizzar via la morte
a darvi un senso.

 

*

 

Le volte in cui porto la vita
a spalla come un corpo morto
tu convincimi, amore
col tuo traballante sorriso
che si tratta solamente
di un vecchio bimbo addormentato.

 

*

 

Lo confesso.
Se io e te facciamo cuccia nel lettone
e con le gambe ti puntelli il sonno
contro la mia pancia
senza troppa colpa mi viene da pensare
che Padre e Figlio sarebbero perfetti
e ambobastanti
anche se il Santospirito se ne dormisse sempre
lassù in mansarda.

 

*

 

Ogni sera le mie labbra
diventano il rocchetto
da cui attingi il filo
per penetrare il buio
la fiaccola tenuta alta,
il viatico,la mappa, lo scongiuro.
Solo così puoi affidarti, pellegrina,
tastando a pizzichi la carne
come un muro
(parete che ti cova
intanto che sprofondi).
Ogni sera la mia bocca
diventa bussola di luce.
Tu faro inconsapevole
non fai che becchettare
dal tuo stesso chiarore.

 

Lo scherzo in chiusa al giorno:
chie­dere alla luna d’illuminare il sole.

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