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“Eros e Polis” di Claudia Zironi

È passata più di una settimana dalla presentazione di “Eros e Polis – di quella volta che sono stata Dio nella mia pancia”, ultimo lavoro di Claudia Zironi edito da Terra d’Ulivi (qui, mi affido alle amate parole di Emilia Barbato, oggi su Words Social Forum).
Più di una settimana dal canto dell’autrice e dal controcanto di alcune voci del Gruppo 77, chiamate a leggere i propri versi in risposta, nella cornice-culla del Teatro del Navile (Bologna).

Echi, forse, specchi.

Ringrazio ancora Claudia per avermi chiesto di essere uno dei suoi riflessi.

Claudia è una voce onesta e piena. Chi la conosce, sa che questa è la donna.
Così, nella raccolta c’è la donna declinata in tutte le sue forme, coraggiosa nella sua imperfezione, capace di capire la propria rabbia e di pacificarla, alla fine.

Claudia non finge, non lucida le parole. È una mente lucida, che spina ciò che vuole dire e lo dà alle bocche, con chiarezza. Un messaggio di vita che penetra educato, certo, mai edulcorato.
Questo, a mio gusto, il vero coraggio di chi vuole e sa scrivere.

Di seguito la mia scelta di dialogo. Un esempio della mia fiducia nelle affinità.

“Inabitabile” mi ha vinta per la persona e per le figure. La singolare singolare, che è un ponte tra la prima e la terza: un dito puntato contro il mai citato “tu”, espresso solo nelle immagini efficaci, presenti all’occhio: la stasi e la solitudine che tuttavia conservano una potenzialità di nascita (“Servirai da concime alla terra dei nuovi ramoscelli”).

Ho pensato subito al mio rendere il “tu” come un dito puntato che ritorna al mittente, ponte circolare sull'”io”, nel corpo della ferma balena, priva di germoglio finale, ancora non pronta al coraggio della pace, del passo oltre.

A ricordarmi che i versi in cui credo, come quelli di Claudia, sono gradini su cui salire, in crescita.

 

 

Inabitabile

Sei una casa sfitta, piena
d’assenza di sorrisi,
delle voci e degli sguardi
che dovrebbero abitarti.
Ragnatela desolata, copri
l’angolo del vecchio sofà

Sei la villetta al mare
d’inverno, con le persiane
rotte dal salmastro,
i muri scrostati d’intonaco
cadente. Scricchioli
alla carezza del giorno
che passa, attendi
il morso delle ruspe

Sei il maniero arroccato
sulla scogliera di Gibilterra,
visitato dai turisti.
Non hai tappeti ospitali
per le notti di nebbia
né la cucina odorosa
del pranzo di famiglia

Sei nido della rondine
a settembre, destinato
all’abbandono. Servirai
da concime alla terra
dei nuovi ramoscelli
che culleranno uova.

(Claudia Zironi)

 

 

Tu balena

Ti butti a peso morto con il fiato
unto di lische e gusci in salse gocce
a pioverti in bocca sono echi
di tempi che furono puliti.
Ti butti a peso morto andante
tua la mole che s’immola in pelle-vetro
di bottiglia bagnata . La speranza
è persa in bocca alla risacca.
Lasci solo l’ambra a far profumo
di memoria.
Lasci solo la scia in granuli
di volti sbiaditi.
Ora che nella tua spiaggia sei
tu, balena arenata.

(Chiara Baldini)

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