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Anno Nuovo, Io pure.

Un nido pensieroso per accomodare l’anno che entra. Di fatto, sembra un rito doveroso.
Questo il mio: il fotogramma di un ricordo d’infanzia è sempre la base per propormi nuova.

 

È l’indice strozzato dal nastrino
delle paste, la campana rotola
la fine, messa chiusa, vai in pace.
In pace ecco, lasciatemi con questo
panorama presente del passato
per non ripetere il fatto e far nuovo
l’acciottolato innanzi alle mie scarpe
ora. Di familiare terrei l’aria
solamente e la crema forse in bocca
ma null’altro. Niente credo, nessun dio.
A rieducarmi solo la fiducia
nelle foglie e poi schizzi di fontana
sulla guancia. Nell’adesso e nel qui.
Non c’è morale scritta a dirmi come
vivere il mio io, se non quella ch’è
in quell’uomo con la mano nella mia.

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