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30+1 in soffitta

“30+1 in soffitta” è la mia prima, breve silloge, ancora inedita nel suo intero.
Per prendere le misure tra me e il mio fare versi, ho fatto qui parlare degli oggetti dimenticati in un sottotetto.
Un  traslato semplice per  liberare la nostalgia e il bisogno del passato, che sempre mi accompagnano.

 

(poesie da me selezionate)

 

La scala

Con le movenze pie
e fame d’affetti materici
stancamente dismessi in un tetto
l’anima-Mosè
ascende già
dal passato remoto al Sinai legnoso
di polvere e penombra.
Intona un cigolio
pesando a ogni piede
marcato a fuoco: tavole incise
di comandamenti tarlati.
La terra promessa
in pochi passi.

 

*

 

L’abbaino

Occhio a mezz’asta
cisposo di ciglia vetrate
e tegole.
Filtra solo un pennello.
Sulle punte
ballerine datate
setole rugose
accennano passi
raggiati di sabbia.
Quanto basta
a spazzare la tela aerea.
Intimità ombrosa
come di Caravaggio.

 

*

 

Specchio

Lastra stampata.
Impressione metallica
che una figura
di ritorno così familiare
mi possa guardare
anche senza vedermi.
Che sia io a riflettere
in fondo
tanta intima estraneità.

 

*

 

Bambola

Vecchia di celluloide
anche tu allora
bambina.
Ora ricordo consunto
in un solo braccio:
testimone
negli occhi fissi
chiusi e poi aperti
a cercare il vuoto.
Distesa, dritta
dritta, distesa.
Nessuna pace
ti è concessa
nel nuovo gioco
dell’estranea mano ossuta
che ti ha scovata.
La padrona, un tempo
che fu.
E tu, fragile reduce di ciò
che è stato.

 

*

 

Lampada a olio

Ho sfregato
l’idea geniale di vezzi ramati
col fiato bianco e la stoffa
fusi
nelle mie linee digitali.
Troppa brama
per tintinnare tre soli desideri:
tra i fiori graffiati
l’unico cesello viziato
è la mia speranza.

 

*

 

Sedia a dondolo

Come non voler
declinare la fatica
sulla paglia croccante.
Andando come il seno
libera note di sirene
incise negli anelli
del legno reggente.
Su questo galeone
si beccheggiano anime marinaie
salpate da largo
a far pace in porto.
Esotica eco d’Oriente
il corpo ristora.
Fiore di loto schiuso
in un breve riposo.

 

*

 

Libro di favole

Sono la morale animalesca
glassata sì di vecchio
ma rinnovabile in un soffio.
Liberami oltre la veste
di cartone
umilmente stantia.
Lasciami bucare gentile
la grotta del tuo orecchio
con inchiostro ancora saldo.
Leva la voce, adesso:
non perla
ma pillola
per solo uso orale.

 

*

 

Carillon

Farsa di ménage minuscolo
se lui e lei
si perdono e si prendono
inscatolati in un valzer.
La caricatura
dalla carica
di una terza mano.

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